Fonte: Mattino di Padova del 15/12/2024 –
Percepisce più soldi di cassa integrazione, è un errore, li restituisce immediatamente, ma viene multato per un importo complessivo di 3.100 euro dall’Agenzia delle Entrate, perché non aveva comunque calcolato nella sua dichiarazione dei redditi l’introito di quella somma. È davvero incredibile la storia di un cameriere di un hotel delle Terme. Il lavoratore ha quindi chiesto aiuto al suo sindacato, l’Ugl Terziario del Bacino Termale Euganeo.
«Si tratta di un dipendente del bacino euganeo, occupato in un’azienda del territorio con contratto stagionale», racconta il segretario locale dell’Ugl Terziario Franco Penello. «Stiamo parlando di un cameriere che ha sempre scrupolosamente comunicato all’Inps le riprese lavorative». Il cameriere, nei periodi di chiusura dell’azienda, ha diritto alla Naspi, la cassa integrazione prevista per chi sottoscrive contratti a tempo determinato.
«Ad un certo punto riceve dall’Inps una somma non dovuta di 4.472,56 euro netti. Poco dopo lo stesso riceve dallo stesso istituto la comunicazione di dover provvedere alla restituzione dell’indebito, poiché vi è stato un errore». Allora il lavoratore non ci pensa su due volte e restituisce la somma all’Inps così come l’ha percepita cioè al netto.
«Il dipendente dichiara tramite il modello 730 di avere restituito la somma indebitamente incassata. A seguito della verifica del modello da parte dell’Agenzia delle Entrate gli contestano l’infedele dichiarazione, poiché il dipendente doveva dichiarare l’importo percepito al lordo, ossia 4.868,60 euro, pagare l’imposta aggiuntiva sulla cifra percepita e poi recuperarla con la successiva dichiarazione l’anno dopo». Ai primi di novembre di quest’anno arriva al lavoratore l’avviso di accertamento nel quale gli vengono contestati ulteriori 2.142 euro di Irpef da pagare. Ci sono poi 322 euro di interessi, 642,60 euro di sanzioni 39 euro di Irpef comunale. A questi si aggiungono altri 5,86 euro di addizionale comunale, 11,70 euro di sanzione pecuniaria e 8, 75 euro di spese di notifica per un totale di 3.172 euro. «Il tutto per avere restituito quello che altri sbagliando gli avevano dato», osserva ancora sconsolato Penello.
«Sulla questione attiveremo in nostri legali», annuncia. «Serva da monito per i lavoratori del territorio che spesso utilizzano la Naspi. Errori come questi ormai sono diventati frequenti». Il 60% dei cinquemila lavoratori termali è assunto dalle aziende alberghiere di Abano e Montegrotto con un contratto a tempo determinato. I lavoratori con contratto a tempo determinato percepiscono la Naspi come cassa integrazione, che corrisponde mensilmente al 70% del salario.
In pratica, un dipendente con contratto a tempo determinato che lavora per un’azienda stagionale per 9 mesi riesce a percepire l’indennità di disoccupazione per gli altri 3 mesi che deve rimanere a casa.